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Già da molti anni si è diffusa la convinzione che ciascun individuo non riesca a sfruttare al massimo il proprio potenziale, e grazie ad una disciplina di matrice americana (oramai già ampiamente diffusa anche in Europa) chiamata Programmazione Neuro Linguistica (la sigla è PNL) si è capito che l’origine di ogni problema può essere riscontrata attraverso l’analisi del linguaggio.

Il coach “parlando” capisce quali sono i limiti che impediscono al proprio assistito di sfruttare al massimo il proprio potenziale e interviene, in pratica, sbloccando le situazioni che si sono “congelate” e che creano ostacolo al fluire della propria positiva energia.

Il coach individua, talvolta prima della persona che assiste, quali sono i veri talenti su cui puntare, esattamente come faceva in antichità un cercatore d’oro setacciando la sabbia dei fiumi.

Il coach sa bene che ogni persona ha dei talenti e possiede caratteristiche uniche e irripetibili, per questo inizia il proprio lavoro cercando di evidenziarle e di programmare un percorso di assoluta valorizzazione dell’unicità di ciascuno. Questo percorso si esprime attraverso la formulazione di obiettivi precisi da parte del cliente.

 

Senza la definizione di obiettivi non esiste la relazione di coaching.

Un coach che aiuta un’azienda a svilupparsi si definisce business coach, mentre quello che aiuta una singola persona a raggiungere i propri obiettivi personali si chiama life coach. Cambia il contesto ma le tecniche restano le stesse: si inizia dal capire quali blocchi ostacolano il pieno sviluppo e si interviene ponendosi degli obiettivi di performance che vengono costantemente monitorati.

Ci sono molti strumenti per giungere alla completa fruizione del proprio potenziale.

Molto spesso si svolgono attività attraverso un dialogo tra le quattro mura di uno studio, ma alcuni interventi prevedono anche un confronto diretto, sul campo, con le proprie paure e le proprie difficoltà, perché il coach è una persona “pratica” che non analizza il passato del proprio cliente come farebbe uno psicologo ma si concentra su quei cambiamenti che ne possono cambiare l’approccio al futuro.

Una tecnica spesso utilizzata ad esempio è la “rottura di modulo” attraverso la quale si stupisce il paziente “costringendolo” a prendere in considerazioni soluzioni nuove a vecchie questioni che in maniera improduttiva si ripetono da anni. Si lavora attraverso intuizioni, sollecitazioni, visualizzazioni e anche provocazioni, perchè la mente umana è molto sensibile al fattore dell’imprevisto e quando viene costretta a mettersi in gioco genera soluzioni creative.

Potremmo affermare che un coach non può svolgere il proprio lavoro senza ricorrere alla creatività che si esprime attraverso le idee che rompono gli schemi e all’intuito relazionale.